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Venosa


Venosa, oggi un paese tranquillo e silenzioso, fu nel passato un importante punto strategico. Qui passavano le strade che consentivano il controllo dei transiti tra Roma e le aree ioniche e dell’interno.

La zona archeologica
Parco archeologico

Era una grande città, molto trafficata ed animata, una tra le 18 più importanti nell’Italia del I secolo prima di Cristo.
Venosa, fondata dai romani nel 291 prima di Cristo, fu patria di Orazio, forse il più grande poeta lirico latino.

….
Sul Vulture apulo, fuori dalla soglia 
della nutrice Pullia, prodigiose
colombe coprirono di fronde recenti
me fanciullo stanco di giochi

e di sonno; e fu mirabile evento
per tutti coloro che s’annidano nell’alta Acerenzia,
e nei boschi Bantini, e nei pingui
campi del basso Forento,


che io dormissi in quel luogo con membra 
sicure da nere vipere e da orsi, coperto
da un cumulo di sacro alloro e di mirto,
animoso fanciullo protetto dagli dei.
*

...
*(–
Quinto Orazio Flacco- Discendi dal cielo e modula un lungo canto- dalle Odi III,4 -traduzione di Luca Canali)

Il pavimento musivo

Nell’interessante parco archeologico di Venosa è possibile visitare i resti di strade ed edifici romani, come le terme di cui si conserva un pavimento a mosaico con motivi marini.
Ospitò anche una fiorente comunità ebraica della quale sono rimaste le catacombe in contrada reale ed in contrada la Maddalena.
Venosa, per la sua posizione, mantenne la sua importanza anche durante il medioevo. Nel 622 venne occupata dai bizantini, poi conquistata due volte dai saraceni, nell’ 866 fu liberata dall’Imperatore Lodovico e riconquistata poi dai Longobardi di Benevento e nuovamente dai bizantini nel 976. 

Tre vipere
Le vipere, simbolo dei normanni.

E poi fu la volta dei normanni che lasciarono qui a Venosa il segno del loro passaggio in uno dei più importanti e grandi edifici dell’Italia meridionale, la Chiesa della Santissima Trinità, detta “L’Incompiuta” perché non fu mai completata. Nelle intenzioni di Roberto il Guiscardo, la nuova chiesa avrebbe dovuto essere il pantheon della sua dinastia. Ma, dopo la sua morte e con la crisi della potenza normanna, i lavori, iniziati nel 1135, dopo qualche decennio si interruppero per sempre.

L'Incompiuta
Chiesa della Santissima Trinità.

Se il progetto fosse stato realizzato, la nuova grande basilica avrebbe dovuto inglobare la più vecchia e l’edificio avrebbe raggiunto la lunghezza di 125 metri per una larghezza di 48 e coperto un’area di tremila metri quadrati. Furono utilizzati per la sua costruzione, materiali di spoglio provenienti dall’anfiteatro e dai monumenti funebri.
E’ un luogo di grande suggestione in cui è evidente il lavoro lasciato a metà. Infatti l’impressione non è di camminare tra antichi ruderi ma in un cantiere in cui i lavori possono riprendere in qualsiasi momento. E’ questo a rendere “L’Incompiuta” così affascinante. Dal pavimento verde d’erba, si ergono le sei possenti colonne che sfiorano la volta del cielo. Un tetto leggero per il sogno di Roberto il Guiscardo, l’audace avventuriero che volle farsi re.

L'incompiuta
L'incompiuta.



"Sono le sei di mattina. Come sarò arrivato quassù?" –si chiede il poeta Giuseppe Ungaretti nelle sue prose di viaggio sulla Puglia, quando racconta della sua tappa a Venosa nell’agosto del ’34. 

“Tu-tu-tum
Tum!
Si ven-
De!
Carne di vitello a 4 lire e 30 il chilo
Trippa
A lire una
Al
Altra carne buona
Al macello
Santa Maria!
Tu-tu-tum
Tum!

E’ il modo di suonare la sveglia quassù : uno a passo di parata, fermandosi di scatto : tamburo, tre colpi e uno, venti passi, tamburo...
In piazza c’è in marmo Orazio con un rotolo: è giusto, è nato quassù.
Incomincia quassù la Puglia o finisce la Lucania? Nessuno l’ha mai saputo, nemmeno Orazio.
Vedo delle antiche epigrafi ebraiche. Anche questo era un punto d’incrocio di strade romane. Anche qui è rammentato Boemondo....


da Il Deserto e dopo, Milano, Mondadori, 1961,

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