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Troia
Troia, alta sul Tavoliere,
custodisce numerosi tesori tra cui, incastonate sulla superba facciata
della Cattedrale Romanica,le porte in bronzo realizzate agli inizi
del 1100 dal maestro Oderisio da Benevento che le firmò.

Cattedrale di Troia.
E su quelle, i capolavori sono le otto teste di leone
con battaglio stretto tra i denti e i due draghi che sembrano voler
volare via.

Draghi
con le ali.
Le porte di bronzo sono l’orgoglio e il lustro
delle chiese che le possiedono, scrive Vincenzo Velati
nel suo “Le Cattedrali romaniche
pugliesi” Ed. Laterza.
Molte sono andate perdute ma la Puglia, la più ricca e fortunata delle
regioni meridionali, ne ha ben cinque che spiccano, con i loro colori
ossidati, sulle facciate bianche di pietra. Le più antiche, realizzate
a Costantinopoli, sono quelle del Santuario di Monte S. Angelo sul
Gargano, seguite da quelle del mausoleo di Boemondo a Canosa, dalla
maestosa della Cattedrale di Trani e dalle due della Cattedrale di
Troia.

Teste
leonine.
Gli Exultet (dall’esordio: Exultet iam angelica turba coelorum,
“Esulti ormai l’angelica turba dei cieli”), sono rotoli
illustrati in pergamena, realizzati nell'anno mille ed usati nell’Italia
meridionale.
La Puglia ne conserva sette dei trentadue arrivati fino ai giorni
nostri. E tre sono qui a Troia. Gli altri quattro sono custoditi ed
esposti nel Museo della Cattedrale di Bari. Gli altri sono sparsi
in diverse città italiane e all’estero.

La tipologia della scrittura e dei disegni realizzati negli scriptoria
meridionali, testimonia della capacità di una sintesi vitale tra diverse
culture come tra elementi orientali ed occidentali, bizantini e longobardi.
Esiste ora per fortuna, la possibilità di poterli studiare o anche
solo ammirare tutti insieme, per merito di un Cd-rom ideato e progettato
dal Dipartimento di filologia e storia dell’Università degli studi
di Cassino.
"Esulti il coro degli Angeli, esulti
l’assemblea celeste, un inno di gloria saluti il trionfo del Signore
risorto. Gioisca la terra inondata da così grande splendore: la luce
del Re eterno ha vinto le tenebre del mondo…"
Exultet, è la prima parola con cui comincia la preghiera di
benedizione del cero pasquale, scritta su pergamena e letta nella
veglia della notte di Pasqua. Queste pergamene, in forma di rotolo,
strette e lunghe, furono realizzate per dare maggiore solennità alle
celebrazioni liturgiche pasquali. Erano preziosamente decorate, con
annotazioni musicali, testi e numerose miniature. Le immagini servivano
ad illustrare la preghiera recitata dal diacono dall’alto dell’ambone:
scene liturgiche, episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento, “istantanee”
della società contemporanea.

Diacono
con il rotolo dell'Exultet.
Le immagini erano disegnate capovolte rispetto al testo in modo che,
man mano che il diacono, dall’alto dell’ambone, leggeva e svolgeva
il rotolo verso il basso, con effetti sicuramente suggestivi e teatrali,nella
incerta luce della celebrazione notturna, i fedeli osservassero, dal
verso giusto, le sfarzose figure colorate impreziosite dall’oro. Potevano
così seguire meglio il canto e capire il significato delle parole,
seguendo il succedersi delle figure: Il Cristo Pantokrator, circondato
dagli Angeli; la Terra esultante per la resurrezione di Cristo, simboleggiata
da una donna riccamente vestita alla maniera orientale e coronata
di foglie e fiori; lo stesso diacono che dall’alto di un ambone svolge
il rotolo e canta; Cristo in trono; Cristo che scende agli inferi
per salvare gli uomini; l’elogio delle api quale emblema della verginità
di Maria. Molto probabilmente questi rotoli erano lasciati appesi
anche dopo la cerimonia quasi come dei manifesti, mezzi di educazione
religiosa e di informazione, per la presenza di ritratti di papi,
imperatori e vescovi oltre che di signori locali.
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