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Manfredonia
E’ una grande festa assistere, sul molo del porto di
Manfredonia, al rientro dei pescherecci al tramonto.

Il porto di Manfredonia agli inizi
del'900.
Arrivano tutti insieme come per un appuntamento e sembra,
mentre ormeggiano, che stiano lì-lì per abbordarsi, scatenando rovinose
collisioni a catena.

Pescherecci
a vela, 1930.
Ma tra urla e imprecazioni, tutto va sempre bene e i pescatori saltano
a terra per scaricare veloci le cassette colme di pesci guizzanti.

Visi
e gesti sono ancor'oggi, più o meno,
li stessi.
Le alture boscose e i paesi montani del Gargano
sono a non più di mezz’ora d’auto dalle banchine del porto di Manfredonia.
In cima alle alture spoglie, ben visibile voltando le spalle al mare,
c’è l’arcaica e gotica presenza di Monte
S.Angelo. Quel paese guarda dall’alto, un po’ arcigno nel suo
volontario isolamento, la mediterranea solarità di voci, odori e sapori
di Manfredonia, che parlano di mare, di viaggi, incontri e orizzonti
aperti.
Manfredonia fu fondata nel 1256 da Re Manfredi dopo il terremoto che,
nel 1223, distrusse l’antica Sipuntum. Nel Castello, ideato da Manfredi
ed eretto da Carlo d’Angiò, è ospitato il Museo Nazionale ed una importante
collezione di stele Daune, pietre sepolcrali del popolo dauno, riccamente
scolpite con immagini talvolta inquietanti e bizzarre.
Le stele parlano della vita e dell’aldilà, con scene di caccia, di
pesca, navigazione. A volte mostrano il defunto camminare verso la
dimora infernale, alla presenza di animali reali e fantastici.
Le stele, alte tra i 40 e 130 centimetri e larghe non oltre i 50,
sono di pietra calcarea e presentano una testa applicata che dà loro
l’aspetto di una figura umana. Le teste hanno forma di cono per le
figure femminili e di sfera per quelle maschili. Avrebbero dovuto
rappresentare solo i defunti
ma, gli anonimi scultori del VII-VI sec. a.C., vollero incidervi anche
quelle complesse scene che oggi ci affascinano e che ci parlano di
questo popolo misterioso, della sua mitologia, di come erano costruite
le sue navi e di come pescassero i tonni.
Gli studiosi segnalano questa produzione artistica dauna come molto
autonoma da quella dei popoli vicini. Negli stessi secoli in cui queste
steli venivano scolpite, i Greci si andavano diffondendo in Puglia
fondando le loro colonie.
Difficile però intravedere influssi greci, al più, aggiungono gli
archeologi, si può ipotizzare un qualche collegamento con le regioni
balcaniche, sull’altra sponda dell’Adriatico. Lo testimonierebbe anche
quel reportorio mitologico, appunto di origine balcanica, dalla quale
hanno tratto la prima ispirazione molti motivi dei poemi omerici.
L’ipotesi affascinante, è che su queste steli daune sia incisa:
“un’Iliade figurata anzichè un’Iliade scritta,
un’Iliade popolare anzichè un’Iliade colta.”*
*”L’italia
delle regioni: La Puglia” di Sabatino Moscati – articolo apparso
sulla rivista Archeo n°2 del Febbraio 1997
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