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La Puglia
 
  


“la sua campagna pare in primavera un giardino dell’Eden, dal mare la sua riva è un tesoro che scorre.”
 

Fu probabilmente un vento di scirocco, da Sud Est a gonfiare le vele delle galee turche  che nel 1480 si diressero a conquistare Otranto. 
La cronaca della spedizione è di Ibn Kemal, uno studioso, (1468-1534), che così descrive la Puglia vista da bordo delle navi comandate da Ghedik Ahmed Pascià.
 
Costantinopoli era stata da poco espugnata dagli Ottomani. Il nuovo impero musulmano, che sostituiva traumaticamente quello bizantino, era in piena espansione e tentava di conquistare una testa di ponte sulle nostre coste.

I venti che da sempre qui in Puglia soffiano tra muri di calce e i rami di ulivi, rappresentano bene l’antica lotta, o meglio l’altalena della storia tra Est e Ovest, che qui ha giocato le sue partite, levigando questa terra, i suoi paesi e la sua gente rendendola così bella, varia ed ospitale. 
E forse era un freddo maestrale, vento da Nord Ovest, a sospingere le navi veneziane guidate dal Doge Pietro II Orseolo nell’anno 1002, che arrivarono a soccorrere Bari assediata dai mori.

Ma, se ogni terra ha il vento che più le si addice, qual'è il vento di Puglia?

“Il <<levantazzo>> è il vento di scirocco-levante quando diventa acceso, come dicono gli uomini delle barche, nei pomeriggi infocati. E’ il vento che viene dalla parte più viva dell’Adriatico, da dove sorge il sole. Un vento carico di luce e di riflessi, che ravviva il mare di onde frequenti e irte di schiuma, che riempie di colore le nostre scogliere, che porta i semi del mirto e del rosmarino, che matura i fichidindia e l’uva e insanguina di papaveri i campi di grano…” 

 Questa è la risposta di Antonio, il violoncellista che volle farsi pescatore, protagonista di “Levantazzo”, Storie di pescatori delle Tremiti, scritto da Antonio Mallardi.

 “Qui giù il sole sorge dal mare e peschiamo tra gli intervalli fra la tramontana -un vento che non ci appartiene, che ci porta solo freddo e mare grigio e un gelo di montagne, di altre terre troppo lontane da noi- e il levante, che è il mare della Grecia, dei miti, dei pastori e delle sirene, dei delfini e dei tonni; il vento della nostra civiltà antichissima, su cui aprirono le vele Ulisse e Diomede, soffia sempre su di noi, e anche se sono passati i millenni, se la Grecia è solo rovine, da levante continueremo ad attingere calore e vita.”

Da quel mare sono arrivati e partiti, militari e mercanti, preti e conquistatori, qui si è costruita quella cultura e quella civiltà che permette ora ad Europa e Mediterraneo di incontrarsi e conoscersi. Nulla di più di quello che nei secoli è sempre accaduto da queste parti. 
Le icone sparse nelle chiese di Puglia e nei suoi musei, gli affreschi nelle grotte, le storie dei suoi monasteri,i castelli dell’interno e sul mare, raccontano di strappi e lacerazioni violente e sanguinarie, ma anche di ricuciture, di fili riannodati nella luce abbagliante che ha il cielo a queste latitudini.
 
Ci sono le pietre bianche delle chiese, i rosoni luminosi delle loro facciate, le miniature dorate degli Exultet nei musei, i castelli solari, il paesaggio aperto, a raccontare le vicende di una terra ricca e ambita che, ancora oggi, non respinge ma accoglie.

 

“…biasimare non si potrebbe chi l’abita;Se vuoi trascorrere vita serena, vai ad abitare là.”
Ibn Kemal

 

Carlantino
Balcone fiorito a Carlantino.

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