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La grande trasformazione:
dal pascolo al grano


Se la pastorizia è durata per tanti secoli in Capitanata, non è tutta conseguenza di leggi e voleri di despoti. Cagioni assai più gravi e complesse hanno combattuta l’attività degli abitanti: il suolo quasi ingrato e soprattutto la grande varietà del clima.” 




Così inizia la descrizione dell’ambiente agrario del Nord della Puglia un pregevole volumetto, illustrato da numerose foto e dall’elegante copertina di cartone marrone con fregi in oro, pubblicato dall’Azienda Agricola Pavoncelli di Cerignola nel 1907.
Nel 1806, al tempo dell’occupazione francese, una legge permise che ciascuno nel Tavoliere riscattasse le terre occupate dall’obbligo di destinarle alla pastorizia. 

Ma è gloria del Parlamento italiano di avere, nel 16 Febbraio 1865 definitivamente abolita l’istituzione del Il Regio Demanio della Dohana di Foggia per la mena delle pecore.” 

Con queste parole, che risentono della retorica del tempo, si ricorda come e quando iniziò a praticarsi in quelle terre l’agricoltura. 

La pastorizia da obbligatoria è divenuta facoltativa; ed i proprietari hanno acquistato il dritto di coltivare come credono i loro fondi, riscattando il canone attuale con un capitale pagato a rate. Dopo di allora l’aratro ha ripreso il suo impero, che non sarà più perduto; e la Capitanata ha potuto vittoriosamente riprodurre le ricche colture della vicina terra di Bari”.

In quel momento di trasformazione verso l’agricoltura, le grandi tenute pastorali vennero frazionate, nuovi ceti sociali entrarono in scena, crebbe la presenza umana su quelle terre. L’economia del grano divenne dominante, condizionando con i suoi metodi di coltura, le tecniche, gli assetti sociali, il territorio e l’ambiente. 


I mietitori
Mietitura a mano.

Il Tavoliere, mare di verdura nell’inverno, biondeggia nel fecondo maggio di spighe mosse dal vento in larghe ondate, e poi con l’inesorabile solleone dardeggiante dal cupo azzurro del cielo, ricorda l’Africa con i suoi paesaggi e i tramonti di fuoco”.

La spigolatrice
Spigolatrice.

Agli inizi del secolo, centinaia di braccianti animavano i campi del Tavoliere, in ore frenetiche di lavoro sotto il sole. La riconversione a grano delle grandi aziende latifondistiche di pianura alimentò una grande domanda di braccia da lavoro da impiegare nelle operazioni stagionali della coltivazione del grano.

La grande epopea del grano
Dopo la mietitura, con le prime macchine a vapore.

Le prime mietitrici avanzavano rumorose sollevando nuvole di polvere e paglia. Conducevano una vita durissima i braccianti che dall’alba al tramonto mietevano il grano e raccoglievano i covoni.
Dopo la mietitura e la bruciatura delle stoppie, i più poveri tra i poveri vagavano a cercare, tra i solchi neri di cenere, i chicchi di grano sfuggiti alle macchine, agli uomini e agli uccelli e, della farina ricavata da quei chicchi bruciati, nutrivano sé stessi e le famiglie. 

I lavori agricoli richiedevano molta manodopera
Zappatori con "soprastante".

Quelle donne e quegli uomini hanno fatto più bella questa regione, curandone il paesaggio, resa più ricca, con il loro lavoro, e più moderna con le dure lotte per salari più dignitosi e condizioni di vita più umane.
Questo paesaggio basso sull’orizzonte si animava un tempo oltre che del volo degli uccelli della presenza degli uomini al lavoro. 
Oggi bastano pochi addetti a svolgere con potenti trattori i lavori dei campi.
Di quella civiltà contadina è restata oggi la cultura dei paesi del Tavoliere, le architetture delle case, i nomi delle località; ne scopriamo le tracce evidenti nel dialetto che ancora si parla, nelle storie che si raccontano e nelle foto sbiadite che vi stiamo mostrando, nei piatti della nostra cucina.
E’ la storia di una civiltà che non c’è più, o forse si è solo trasformata e vive dentro e attorno a noi, ma della cui eredità siamo fieri ed orgogliosi. 

 

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